Non vorremmo entrare in casa. Una volta inserita la chiave nella toppa e dati un paio di giri antiorari alla serratura, ricomincerà la solita, anche se pur bella, vita di logorroico lavoro. Ritardiamo tale momento privandoci degli abiti enduristici e restiamo in giardino per alcune decine di minuti. Destiamo sorpresa anche nei ns. gatti che sembrano capire il ns. momento di difficoltà e non ci ritardano le fusa, contrariamente al solito. Ebbri di libertà non vorremmo varcare quella porta. Tutto diverrebbe passato, storia. Una storia scritta tra nuvoloni di polvere cavalcati da temerari uomini a bordo di satelliti a due ruote. Il rombo delle loro moto, il grip dei loro pneumatici, hanno squarciato la quiete dei monti sloveni. Gli oltre trecento km percorsi nell’ospitalità di questo verde paese, lasciano un ricordo dentro che non riuscirei a scambiarlo con altri senza destarne ammirazione ed invidia.
Tutto comincia venerdì u.s. quando puntuali al ritrovo manchiamo solo di WALTER incappato in una foratura. Lo ritroveremo in albergo da Jazbec alla sera. Cominciano gli sterrati nel bel mezzo della campagna friulana e dalla polvere veniamo salvati solo noi in testa. Tengo una media oraria bassa in modo d’alzare minor polvere possibile. Quando giungiamo oltre il confine sembra che quella terra arida e minutissima sia più respirabile dell’Italica. Lungo lo sterrato che costeggia lo Judrio, si osa un po’ di più col gas e la colonna procede serrata da guide ed organizzatori.
Attraversiamo posti dove probabilmente i ns. nonni hanno combattuto in occasione del primo conflitto mondiale ed allora perché non poeticare su questo report usando una rapsodia militare?
" I multicolorati serbatoi, le neutre carenature vanno all’assalto sul pieno delle strade come i combattitori d’una volta: hanno protezioni sotto le giubbe tecniche, stivali ai piedi. Sembran figure di leggenda, maschie figure dal latin profilo. E chi può disperar se quei che cantano sono i lor motor…"
Alcune soste negli svincoli opportuni ed il gruppo raggiunge Caporetto in perfetto orario. Sbrigate le pratiche burocratiche col proprietario dell’albergo, cominciano i caroselli di birra. Docciati facciam continuar la festa. Cucina tipica slovena quella ingerita da Jazbec, generosa e gustosa. Dopo alcuni giri d’elisir alcolici il gruppo si sfoltisce, non prima d’aver chiesto informazioni sull’ora di partenza e su che cosa gli aspetterà il giorno seguente: " Sudore e lacrime, ragazzi! ". Infatti il mercoledì precedente avevo fatto l’ultima ricognizione ma non avevo potuto completare il tracciato perché una frana sassosa aveva cancellato traccia della strada in un canalone ghiaioso. Dopo tre tentativi con relativo inghiottimento del posteriore, anche con le spinte di VIVIANA non ero riuscito a superarlo.
In salotto rimangono solo gli "irriducibili", emarginati da JAZBEC che deve imbandire i tavoli per la colazione. Per allietare le ore che toglieremo al sonno, sopra il tavolo l’oste ci posa tre bottiglie d’elisir: al miele, al sedano selvatico ed un’altra essenza che non assaggio e non ricordo. Prima che le ore della notte formino una coppia, l’alcool è evaporato ! Non per tutti la notte è tranquilla, ma tutti sono puntuali alla partenza che vede aggregarsi altri tre enduristi: MAURIZIO, FABRIZIO ed il titolare dell’albergo, di tutto punto organizzato per filmare quante più ns. gesta gli sarà possibile. L’intero percorso del sabato è su territorio sloveno: partendo da Idrsko toccherà Dreznica, Bovec e dopo i suoi 50 tornanti sosterà al Passo Vrsic a quota 1611 mlm, proseguirà verso Kranijska Gora, Lago di Bled, Zelezniki e nuovamente Kobarid.
Giunti al punto critico, emerge la vera essenza degli E S: persone con le quali si sommano le relazioni, si sottraggono gli ostacoli, si moltiplicano le idee dividendo le gioie; il risultato è la condivisione d’esperienze.
E’ solo una questione di tempo; tutti superano l’ostacolo ed anche i successivi tratti impervi, su una traccia poco più larga d’un sentiero, con sassi smossi, pietre sporgenti, limitata visibilità ed ogni tanto anche tracciato erboso. Il gruppo si gongola tra i cinquanta tornanti del Passo della Moistrocca, si concede una sosta fotografica sul sito e si ripete al Lago di Bled.
Gli organizzatori si fanno convincere dall’indigeno battipista a seguirlo in un itinerario a loro sconosciuto e non provato. Ne nasce la sosta pranzo sulle rive del Lago Bohinjsko ed una serie di sterrati inediti e molto belli, dalle caratteristiche tipicamente consone al gruppo. Transitiamo pertanto a Potok, Htavlje, Idrica, Dolenja, Most Na Soci, Tolmin.
La sera all’albergo è molto tranquilla e non pareggia la sera precedente a livello alcolico. Rientrano in Patria gli ospitati giornalieri. Le immagini delle ns. gesta proiettate da JAZBEC su uno schermo, sono dapprima accolte con degli "olè", ma poi la fatica s’impone su molti ragazzi. I trecento km. percorsi sono come un macigno sulle palpebre ausiliati dalla digestione del buon cibo ingerito. Gli "elisir supporters" stasera si possono contare sulle dita d’una mano. Nell’aria c’è già odore di partenza. Avvenimento puntuale anche per la domenica. Jazbec desidera immortalare la ns. presenza col fine d’incrementare le foto del suo già ricco catalogo di svaghi e consigli per le vacanze.
Da lì a mezzora c’è l’anticamera dell’inferno ad attenderci in Patria: la pista militare dello Spignon. Mi apposto nelle retrovie e lascio andare avanti i "Cavalieri dell’Apocalisse". Ogni tanto la scopa si ferma a constatare la mia presenza e poi via! Questa pista mi logora la mente tenendomela impegnata per mezzora ogni volta che la percorro; mi lavora ai fianchi ed ogni volta mi chiede: " Ma chi te lo fa fare?! ". Mi turba la moto tanto che ogni volta ne esce con nuovi rumori strani. Gli otto km sono lunghi ma senza danni fisici, morali e meccanici. Una postilla menzionatoria merita l’incrocio con la jeep della Forestale che nel mio caso s’è addirittura inclinata a monte, ma non serviva, per permettermi il transito. Mi va di prenderlo come gesto riverenziale verso un mezzo a due ruote con passeggera e bagagli al seguito che trova il coraggio dell’addentro in quella selva oscura della quale ne conosco la diritta via. Tutto il resto del tragitto è quello a me più appropriato: lunghi polverosi tratti sterrati nella campagna friulana sfrecciati a velocità considerevoli; tanto considerevoli da far recuperare un quarto d’ora dei tre quarti spesi per intervenire sull’unica foratura del raid.
Giunti a Codroipo il gruppo si frantuma ma in ventuno non vogliamo mollare e ci fermiamo a pranzo in un’osteria che ci cospira un’inchiappettata. Ma il ns. stato d’animo ancora una volta ci trova felicemente sorridenti a battute goliardiche che si sprecano, a scene d’amicizia e felicità smisurate. Non posso non confessare la mia personale commozione quando vengo omaggiato, per il compito svolto e l’impegno profuso al gruppo, con una delle Vs. bellissime magliette racing.
Poi i ns. destini si separano dopo i convenevoli, i saluti, i ringraziamenti. Un ringraziamento a tutti i partecipanti, tanto più grande quanto più distante essi abitino dal teatro del Raid a nome degli organizzatori e delle guide. Un personale riconoscimento al Vs. gruppo che mi ha dato l’opportunità di mettermi al suo servizio nel gestire una cosa che attualmente è la mia passione più incommensurabile.
Ogni persona che passa nella ns. vita è unica. Lascia un poco di sé e prende un poco di noi. Grazie per aver incrociato il mio cammino.
Giuseppe