Prefazione

A gennaio di ritorno dai Caraibi, Roatan per la precisione, inizio a pensare al Marocco. Eh già la voglia di tornarci è tanta, l’esperienza del 2005 fu positiva e quindi perché non tornare???
Prime ricerche sul percorso, quest’anno saremo soli e con una moto, quindi devo guardarmi bene che fare e soprattutto, a non andarmi a cacciare nei guai. Un GS 1150 con bagagli pesa e di incastrarmi da qualche parte, magari a 50°, non mi passa nemmeno per l’anticamera (ampia) del cervello.
Pianifico un percorso che tocchi i punti non visti nel 2005. Innanzitutto si va in traghetto, …fancuore i 5.000 km di pallosa autostrada fatti la prima volta, meglio un paio di giorni di love boat in tranquillità.
Tangeri, Meknes, Azrou, Ait Benhaddou, Marrakech, Essaouira, El Jadida, Tangeri suona bene, solo che l’intento è di toccare queste mete, almeno le prime quattro, per strade secondarie. Sempre con l’intento di non cacciarmi nei guai, apro google earth e inizio a seguire il percorso, guardo le foto di panoramio ma sono alquanto contrastanti. Mi interessa particolarmente l’avvicinamento a Azrou, l’attraversamento dell’Atlante per la vecchia pista di Denmate, e la valle dei minareti da Ait Benhaddou a Telouet. Così approfondisco attraverso i racconti dei miei precedessori e arrivo alla conclusione che, salvo brevi tratti, le strade sono percorribili con estrema tranquillità.
Bene allora pianifico, compro la cartografia per il mio Zumo e prenoto il ferry, siamo a marzo, agosto è ancora lontano ma sento già i profumi del Marocco.

Giorno 1
Beh non c’è molto da dire, dopo l’ultimo caffè al bar Campalto, trasferimento fino al porto di Genova. Beh insomma qualcosa c’avrei da dire, parto con tre antibiotici al giorno per i prossimi sei giorni, a causa di un ascesso, con il caldo uno spettacolo.

Giorno 2
Mareeeee profumo di mareeeeeee con l’amore io posso giocareeeeee …….. come promesso Love Boat. La mattina davanti al bancone del bar noto un uomo, scatta subito “ma io quello lo conosco” infatti è Fabio amico di Endurostradali con moglie e tre amici conosciuti in internet, anche loro, ovviamente, Marocco. Salutoni e ci passiamo la mini crociera in compagnia.

Giorno 3
Eccola, l’Africa, siamo a Tangeri solo che non ci siamo capiti con l’orario ed è estremamente tardi, via booking dall’Italia avevo prenotato due notti a Meknes convinto che il ferry arrivasse nel primo pomeriggio. Peccato che per i marocchini il primo pomeriggi sia alle 18.30. Dopo il delirio dello sbarco mi fiondo in autostrada e provo a raggiungere Meknes. Alla fine desisto e mi sistemo a Rabat, chiamo il riad a Meknes per avvisare e giù nanna.

Giorno 4
Arriviamo a Meknes di prima mattina, chiamo il tipo del riad e ci viene a prendere, parcheggio la moto in piazza e raggiungiamo il riad a piedi.
Che dire, il Maisone del Cote è semplicemente stupendo, immerso nel caos della medina ma allo stesso tempo gode di una tranquillità assoluta. L’arredo in stile marocchino, gli alberi di arance nel patio e la cordiale ospitalità dei gestori rendono tutto magico. Dopo l’immancabile the, ci avviamo per una prima esplorazione della città.
La storia di Meknès, è legata al nome del sultano Moulay Ismail che qui governò per 55 anni e che la rese capitale durante il suo sultanato tra il 1672 e il 1727. Durante gli anni di sultanato la città subì enormi trasformazioni grazie anche alla costruzione di una ventina di porte, palazzi e mura. La Villa Imperiale con i suoi giardini e splendidi palazzi, è stata spesso paragonata a Versailles.
Il centro della Medina si trova a nord della Place el-Hedim, “Piazza della demolizione e del rinnovo”, che prima dell’arrivo di Ismail delimitava l’ingresso della Medina ma che poi cambiò radicalmente, infatti il sultano fece demolire le case nei dintorni per costruire l’accesso al suo palazzo, il Dar Kebira.
La Place el-Hedim, era una volta luogo di ritrovo di artisti da anche se ora ha lasciato il posto a bancarelle e a ristoranti. Il quartiere ebraico Mellah si trova invece a ovest della piazza. L’accesso alla città imperiale di Moulay Ismail avviene tramite l’imponente e splendida porta Bab El Monsour, il cui nome deriva dal suo architetto. La porta, uno dei pochi monumenti rimasti intatti, è l’attrazione più interessante della città: rappresenta un adattamento dello stile classico almohade affiancato da aggiunte e decorazioni di stili totalmente diversi. Affianco alla porta di Bab el Monsour c’è una piccola porta dello stesso stile, la Bab Djemaa en Nouar. Da non perdere nella Medina di Meknes la Madrasa Bou Inania, scuola coranica che fu costruita intorno al 1350 dal medesimo costruttore di quella di Fès Bou Inan da cui entrambe le Medresa hanno preso il nome. Presenta le tipiche caratteristiche delle opere di natura merenide come le pareti decorate con zellij e legno intagliato.
Pranziamo e attendiamo nel riad la chiamata di Fabio che ha fatto tappa, con il resto della combriccola, a Chefchaouen a nord sui monti del Rif. Arrivano nel tardo pomeriggio e li raggiungiamo per cena nel loro riad.
Si cena sulla terrazza la compagnia e ottima i Tajine pure ma non si beve, solo acqua siamo in medina e l’alcool è proibito…..che sfiga.
Salutiamo la compagnia e ci avviamo al nostro riad in una medina ancora più viva del pomeriggio.

Giorno 4
Facciamo colazione, prepariamo i bagagli e dopo i saluti al gestore del Riad, ci avviamo a piedi verso la moto, ci aspettano quasi 400 km per raggiungere Ouzoud. Carichiamo la moto e salutiamo Meknes.
Il trasferimento si dimostra più complicato del previsto, lo Zumo, nonostante la cartografia dedicata, fuori città si dimostra poco affidabile e la cartina non è di facile leggibilità. Sommando il tutto il risultato sono otto ore di moto e 70 km in più, il tutto alla simpatica temperatura di quasi 50°.
Finalmente si sale, lasciamo volentieri la calda pianura di Beni Mellal per salire a Ouzoud, la strada sale e ci regala uno splendido panorama sulla sottostante pianura, riquadrata dai vari appezzamenti coltivati. Il percorso opta per una stradina secondaria e mai fu scelta più azzeccata, il paesaggio è favoloso e, finalmente, ecco il rosso che ricordavo nel 2005 i favolosi colori del Marocco.
La strada è tutto un saliscendi di centinaia di metri, d’altronde siamo sull’Atlante, la stanchezza accentuata dagli antibiotici si fa sentire e non vedo l’ora di arrivare a Ouzud.
Finalmente eccoci a destinazione, ho prenotato via booking al Riad le Cascade, proprio sopra le più famose cascate del Marocco.
Prendiamo possesso della camera e ci docciamo, il trasferimento da Meknes è stato pesantino e l’acqua tiepida della doccia ci fa rinascere, anche perché l’aria condizionata della camera è solo aria, di condizionato c’è gran poco.
Le Cascades d’Ouzoud meritano sicuramente una tappa, sono formate dal fiume oued Ouzoud, che durante il suo viaggio dall’Atlante verso l’Atlantico, proprio in queste gole, compie un salto di oltre cento metri dando vita a questo spettacolo della natura. Ai piedi delle cascate, ci sono delle piscine naturali dove si può tranquillamente fare il bagno.
Dopo esserci ripresi, ci portiamo alla sommità delle cascate che distano non più di due minuti a piedi dalla porta del Riad. Beh lo spettacolo lascia senza fiato, l’imponenza e la portata d’acqua, nonostante sia estate, è notevole e il paesaggio è a dir poco fantastico. Ai piedi delle cascate una marea di gente che fa il bagno e che si diverte. Per chi è nato su un’isola e c’ha vissuto per ventuno anni, tornano in mente molti ricordi, tutto porta a quanto, bambini, si giocava in acqua inventandocene di tutti i colori.
Se dalla sommità le cascate fanno la loro figura, dovete scendere ai loro piedi solo là potrete capire la potenza dell’acqua e l’altezza del salto. Tra l’altro giù si sta da dio, l’umidità provocata dall’infrangersi dell’acqua sulle rocce, rinfresca l’aria. Facciamo una marea di foto e ci godiamo una coca (birra neanche qua) al cospetto di questo spettacolo della natura.
Risaliamo in mezzo alla gente e al profumo delle spezie che i locali vendono ai turisti, ci rilassiamo un po’, prenoto l’albergo per le due notti seguenti, ceniamo e ci godiamo la serata a Ouzoud. Nanna calda sempre per l’aria poco condizionata, colazione ottima e via verso la vecchia pista di Denmate fino a Ait Benhaddou.

Giorno 5
La vecchia pista di Denmate ormai è tutta asfaltata, tranne i passaggi nei paesetti e nei punti dove tende a rovinarsi.
Il paesaggio è comunque splendido, si viaggia su altitudini che spesso passano i 2.000 metri e i colori splendidi delle montagne, oltre alla temperatura gradevole, innondano i nostri occhi. Molti sono i paese che a fatica scorgi in lontananza, sono fatti con i materiali del posto e quindi si mimetizzano bene. Contraccambiamo i salutoni dei bimbi per strada e ci si ferma a far qualche foto.
Scolliniamo definitivamente verso il lago di Ouarzuazate e l’ondata di caldo che arriva dal deserto ci investe in pieno.
Scendiamo e ci dirigiamo verso il Bagdad Cafè di Ait ben Haddou, arriviamo per l’ora di pranzo e il simpaticissimo gestore Mohammed ci fa vedere la nostra camera. C’è pure la piscina che è un toccasana per le temperature diurne di questa zona.
Pranziamo a base di costolette di agnello e, udite udite…….BIRRAAAAAA. Mi sono scordato di dirvi che, essendo appena finito il ramadam e avendo sempre alloggiato nelle medine, di alcolici neanche l’ombra. Mi dite cosa c’è di meglio di una bella birretta fresca a fine tappa?
Bene ci riposiamo un po’ e poi via a fare il giro della famosissima Kasbah di Ait ben Haddou. Ait-Ben-Haddou è nata come città fortificata, o Ksar, lungo la rotta carovaniera tra il deserto del Sahara e l’attuale città di Marrakech. Si trova sul fianco di una collina lungo il fiume Ouarzazate. La Siamo nella zona degli studios, la Hollywood del Marocco e la Kasbah si è prestata spesso come location per film quali Gesù di Nazareth, Lawrence d’Arabia, il Gladiatore e altri. Il colpo d’occhio è magnifico la Kasbah è molto ben conservata anche perché, in occasione del film Gesù di Nazareth, è stata quasi completamente ricostruita. Prendiamo una guida locale e percorriamo le impervie stradine del suo interno fino a raggiungere la sommità della collina, da dove si gode di una splendida vista sul sottostante fiume in secca e sugli splendidi colori del deserto.
Rientriamo in hotel, ci mettiamo in ammollo nelle fredde e rigeneranti acque della piscina e facciamo due chiacchiere con Mohammed, sempre attento alle nostre esigenze e sempre disponibile a far quattro chiacchiere in compagnia.
Cena Marocchina fantastica, ci si gode il caldo vento del deserto e poi a nanna.

Giorno 6
Colazione superba e ci si prepara per la vicina oasi di Fint. Mohammed mi da il suo biglietto da visita e si raccomanda, nel caso ci fermasse la polizia, di chiamarlo. Tiro fuori la moto dal garage, una stanza a fianco all’entrata e via verso Ouarzazate. Seguiamo le indicazioni di Mohammed e poco dopo siamo sulla pista che ci porta all’oasi di Fint, alla Terasse des delices. L’oasi compare all’improvviso, alle spalle di una montagna nera, un colpo d’occhio meraviglioso. Compare splendida con la sua vegetazione rigogliosa in un terreno arido e carico di colori caldi. Guadiamo il fiume e ci beviamo una cosa fresa all’hotel dell’amico di Mohammed. La vista è splendida l’hotel sta proprio sopra il fiume e si può ammirare quasi tutta l’oasi. Bene è tempo di rientrare non dopo aver fatto quattro chiacchiere con il simpatico e disponibile gestore. La prossima volta che torno in Marocco devo ricordarmi di farmi un paio di notti qua.
Ripercorriamo a ritroso la pista fino a Ouarzazate per poi dirigermi verso Zagora, la guida dice che c’è una Kasbah da vedere.
Facciamo quasi 80 km e in un tratto di montagna, la stratigrafia del terreno e il colore fa assomigliare le montagne alle vaschette di gelato artigianale, fantastico.
Arriviamo alla Kasbah di Tamnougalt, fa caldo e decidiamo di fare solo qualche foto senza inoltrarci a piedi.
Ridirigiamo le forcelle verso Ouarzazate, dove c’è da visitare la Kasbah. Arriviamo e parcheggiamo la moto, assieme alla guida facciamo il giro della Kasbah e della Mellah. La guida ci spiega cosa avveniva nelle varie stanze e a chi erano riservate. Questi luoghi sono stati utilizzati per girare film importanti come le Crociate, Il gladiatore e tanti altri più vecchi.
Riparto ma la moto non risponde come dovrebbe, penso di aver trovato dell’olio sulla strada ma scoprirò amaramente, poco dopo, di aver forato.
Mi posiziono all’ombra e tiro fuori il buon kit di riparazione, riparo la gomma e riparto. Domani toccherebbe una tappa su una strada molto poco trafficata e in una zona poco abitata. Decido perciò di far controllare la gomma o, per lo meno di prendere altra colla per il mio kit.
Passo in rassegna un gommista, che mi fa la cortesia di gonfiarmi la gomma e un auto ricambi, ma di colla manco l’ombra. Già un po’ sconsolato e convinto di non fare la strada programmata, riparto verso l’albergo. Lungo la strada trovo un altro gommista, questo sembra più fornito e quindi tento il tutto per tutto. Gli faccio vedere la colla che ho e gli chiedo se ne ha da vendermi. Lui vuole sapere cosa è successo e io, un po’ in francese e un po’ a gesti, gli spiego che ho forato. Mi chiede se è difficile smontare la gomma, sul GS….è come sulla macchina. Mi fa segno di portare la moto dentro e assieme smontiamo ruota e copertone. Mi fa la riparazione e, con ben 40 dirham, quattro euro scarsi, mi ripara la ruota in modo professionale. Meritata mancia e via la piscina ci attende.

Giorno 7
La gomma è a posto e quindi si mantiene quanto previsto, Marrakech via valle dei minareti e Telouet. La valle è splendida si ripetono i colori caldi del Marocco e la valle è contornata da paesi dove a fatica si scorgono le case fatte di fango e paglia. La vecchia pista è completamente asfaltata tranne un 5 km scarsi di strada rotta. Raggiungiamo Telouet e ci allacciamo alla strada del passo Tizi-n-Tichka con i suoi 2.260 metri sul mare. La discesa a Marrakech è lunga ma la strada merita e i paesaggi pure.
La sera prima ho prenotato al riad Agdim, vicino alla piazza Jamaa el Fna, quella dove c’è la vita marocchina. Avevo chiamato il gestore chiedendo se al riad ci sia arrivava in moto, visto che guardando su google earth, nella zona vedevo macchine, questi mi dice che si arriva in moto e che c’è parcheggio là vicino.
Entro a Marrakech e seguo il navigatore impostato con l’indirizzo del riad. La strada si fa sempre più stretta al punto che arrivo in una piazzetta e nella direzione indicata dal navigatore, c’è un bel divieto di accesso, la scritta però è in arabo quindi mi convinco che, forse, c’è scritto divieto di transito a tutti tranne che a me!!! Proseguo, altro bivio della vita, stavolta il GPS mi dice destra, solo che a destra c’è un portone, aperto ma sempre un portone è. Non me la sento di avventurarmi dentro il portone con moto carica e passeggera, quindi opto per il senso unico…..in contromano. La gente mi guarda un po’ divertita, io sorrido pensando che in marocchino si diranno, “ma dove va sto pirla di italiano in contromano”. Sbuco in piena piazza, area pedonale, di fronte ad un poliziotto. Questo sente che il rumore non è né di carretto né di motorino e si gira, ci guardiamo e alla fine decido di andare io da lui. Lo vedo tranquillo quindi faccio la facciona da sperduto e gli chiedo indicazioni per il riad, e lui me le da…..fantastico. In italia mi avrebbero arrestato, probabilmente.
Chiamo il riad chiedendo che mi venga a prendere, si è anche vero che ci arrivavo in moto, ma dovevo passare attraverso un negozio di vestiti.
Il riad è stupendo e ci offrono subito un tè alla menta, nella buona tradizione marocchina. Ci docciamo e usciamo a goderci un po’ la medina. Devo dire che rispetto al 2005 un po’ è cambiata, non ti assalgono più, giri tranquillo per la medina senza che nessuno si proponga di accompagnarti, forse iniziano a star bene anche loro. Mangiamo un buon cous cous e torniamo al riad a riposarci.
Il tardo pomeriggio si riparte, spedizione acquisti per gli amici. Dopo un po’ di bancarelle e trattative, concludiamo i nostri acquisti, giriamo ancora un po’ per la medina e arriva ora di cena. Siamo tornati a Marrakech per cenare in piazza come nel 2005, non vi nascondo però un po’ di delusione c’è, una volta era più vera, più loro, adesso sono tutte postazioni numerate tipo sagra e quasi esclusivamente frequentate da turisti. Va buono, tutto cambia, ci divertiamo un po’ con i ragazzi che gesticono e procacciano i clienti, il primo è bravissimo ma man mano che prosegui sono tutti più bravi di quello precedente, tiriamo a sorte e mangiamo al numero 118. Si mangia ancora bene, solo che si spende di più.
Rientriamo, domani ci aspetta Essaouira, sull’atlantico.

Giorno 8
Sempre via Booking prenoto al ryad Dar Zayna, nulla di eccezionale ma è comodo al centro storico della città e, soprattutto è a due passi da dove si può lasciare la moto….in piazza.
Ecco alcune notizie sulla storia della città (fonte Wikipedia).
La città venne fondata, secondo la tradizione, da mercanti cartaginesi in un luogo abitato da popolazioni berbere. Ben presto la città divenne uno scalo commerciale sulla rotta verso il Golfo di Guinea e verso il III secolo a.C. fu ripresa dai berberi che vi instaurarono una monarchia.
In seguito alla terza guerra punica il regno berbero di Essaouira entrò nell’orbita commerciale romana basandosi sull’industria della salagione e sulla tintura a base di porpora, ma perse la sua indipendenza nel 42d.C.,quando venne annessa alla provincia romana della Mauretania tingitana(da Tingis, antico nome di Tangeri).
Parecchi secoli dopo la conquista araba, avvenuta nel VII secolo, la città si riprese dal suo lungo torpore quando venne riscoperta dai marinaiportoghesi, che si installarono in città ribattezzandola Mogador (derivato da Sidi Mogdoul wali locale). L’arrivo degli europei coincise con la fioritura della comunità ebraica, che divennero intermediari politici e commerciali tra il sultano e le potenze straniere.
Nel 1764, il sultano Mohammad III del Marocco decise di fare di Essaouira una base navale fortificata e chiamò pertanto l’architetto militare francese Théodore Cornut a ridisegnare la città. In tre anni i lavori stravolsero l’impianto urbanistico della vecchia Mogador per creare una città moderna di stampo europeo, con un largo viale centrale a portici e dritte vie trasversali; il tutto fu rinchiuso in una poderosa cinta di mura. Alla sua planimetria perfettamente regolare la città deve il suo nome attuale: «la ben disegnata».
Fino alla prima metà del XIX secolo Essaouira vide crescere sempre più la sua importanza e la città godette di una formidabile prosperità grazie anche alla numerosa comunità ebraica, il cui numero era superiore a quello dei musulmani. Per anni unico porto marocchino aperto al commercio estero, Essaouira divenne un importante scalo marittimo dove venivano imbarcate le merci giunte in città attraverso le vie carovaniere.
Il declino di Essaouira divenne rapido con l’instaurazione del protettorato francese sul Marocco (1912) e con lo sviluppo di altri porti (Casablanca,Tangeri e Agadir). Finita al margine delle rotte marittime a causa delle sue acque poco profonde, la città è rapidamente risorta negli ultimi cinquant’anni, grazie al turismo ma anche alla sua vocazione culturale e musicale.
A conferma del cosmopolitismo di Essauira nel XIX secolo sono antichi cimiteri arabi, ebrei ed europei affacciati sull’oceano.
La qasba, cioè la cittadella fortificata che difende il porto, è una piattaforma protetta da mura merlate su cui si trovano dei cannoni spagnoli dei secoli XVII e XVIII rivolti verso l’oceano: nelle casematte a pianterreno si trovano i laboratori degli intarsiatori su legno d’ebano e di cedro. Interessante è il Museo Sidi Muhammad ben ʿAbd Allah dedicato alle arti e alle tradizioni regionali con collezioni di strumenti musicali, raccolta di gioielli, di tappeti e costumi cittadini, di armi e pitture su legno e perfino riproduzioni dei disegni che si fanno sul corpo con l’henné in occasione di cerimonie o feste. Ormai abbandonato dagli ebrei il Mellah, quartiere ebraico. Gli ebrei costituivano agli inizi del XX secolo la maggioranza della popolazione di Essaouira ed una comunità ricca dedita al commercio e all’oreficeria: si contavano circa 17.000 ebrei contro meno di 10.000 musulmani. Molti ebrei vengono ogni anno in pellegrinaggio al cimitero ebraico dove è sepolto il gran rabbino Chaim Pinto. La storia ebraica della città inizia con la sua fondazione operata dal sultano Mohammad III del Marocco, che incoraggerà gli ebrei a trasferirsi nella città per il commercio con l’Europa.
Visitiamo il porto e, visto che è ora di pranzo, ci fermiamo alle bancarelle appena fuori del porto stesso. Beh, un consiglio, non andateci sono dei farabutti. Funziona così, scegli il pesce, concordi un prezzo e poi te lo cucinano, peccato che poi al momento di pagare, il prezzo raddoppia. Per quanto mi riguarda potrebbero demolirle con loro dentro.
La città è vivissima a tutte le ore del giorno e della notte, a differenza del gran caldo dei giorni precedenti, qui si sta da dio. L’oceano con il suo vento, mitiga non poco il clima tanto che, ci si deve coprire appena il sole fa capolino nell’oceano. Il tramonto è stupendo, impressionante la mole di turisti accalcati per fotografare il sole che si spegne nell’oceano.
Al bar Campalto, dove abitiamo e del quale siamo assidui frequentatori, qualche mese prima, partecipammo ad una serata di degustazione di birre, Baladin per l’esattezza. Il viaggio era già programmato e scoprimmo che ad Essaouira c’è un locale di Baladin. Ovviamente non ricordavo di questa cosa, ma passeggiando per il centro ti vedo il locale, si cenerà là con la magra convinzione di trovare la sua birra….illuso, siamo nella medina, appena finito il ramadam….non si beve alcol, ma si mangia bene e il locale è molto carino.
Proseguiamo il giro della città in mezzo ad una calca di gente di ogni nazionalità, aveva ragione Baladin, ad Essaouira una volta nella vita devi andarci, a me sa che ci ritornerò.
Ritorniamo al Ryad e, esausti per la mega camminata ci addormentiamo immediatamente, domani ci aspetta El Jadida.

Giorno 9
Guardando le strutture di El Jadida su booking, una in particolare ha attirato la mia attenzione. Il Dar El Jadida, in piena città Portoghese, ma non è stato questo a farmi drizzare le orecchie, ma i commenti di chi c’è stato. Parlano di Massimo “El gato del Maroco” Veneziano…..ex gondoliere. Da buon Veneziano non posso non andare da un mio compaesano, così prenoto.
Non faccio la costa ma la strada interna, noiosa da morire ma sicuramente più rapida. Arriviamo a destinazione prima di pranzo, appena Massimo sente il rumore della moto esce, macchina fotografica alla mano, immortala il nostro arrivo come da sua consuetudine con tutti i motociclisti. Ci mostra la nostra camera, molto carina come tutto il resto della casa, colori sgargianti e, all’ingresso, la foto di Hassan II re del Marocco, è affiancata dal prestigioso gonfalone di Venezia. Dopo averci gustato una birretta, lo invitiamo a pranzare con noi. Ci porta in medina e, come da usanza marocchina, compriamo la carne e ce la facciamo cucinare dal tipo accanto. Certo spartano è spartano, devi chiudere un po’ gli occhi, ma è tipico e la carne è ottima. Ritorniamo al Dar el Jadida e iniziamo l’esplorazione della città portoghese.
Un po’ di cenni storici, fonte visitmorocco. Dichiarata Patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, l’antica Mazagan diventò El Jadida (la nuova) nel 1815. I Portoghesi edificarono questa città fortificata che inizialmente era dotata di cinque bastioni. Oggi ne rimangono solo quattro. Li scoprirete percorrendo il percorso della ronda perfettamente conservato. Il bastione dell’Angelo offre una bella vista sulla città, il porto e il mare. Il bastione San Sebastiano conserva un’inquietante cappella dell’Inquisizione. Una rampa permette di scendere alla Porta del Mare. Questo deposito che si affaccia sull’acqua permise la fuga dei Portoghesi nel 1769. Risalendo la via principale troverete la cisterna portoghese. Caduta nell’oblio, fu riscoperta per caso nel 1916. Un pozzo di luce illumina il centro di questa sala sotterranea sostenuta da cinque file di colonne. Un magnifico scenario dove sono stati girati film quali Otello di Orson Welles o Harem di Arthur Joffé. Proseguendo la passeggiata incontrerete la chiesa dell’Assunzione accanto a una moschea con un minareto unico nel suo genere. E’ probabilmente l’unico minareto al mondo di forma pentagonale.
Arriva sera e si cena parlando in veneziano con il buon Massimo, una succulenta pasta con tonno  e due bottiglie di vino bianco. Parla che ti riparla, scopro che anche lui è appassionato di moto, un biker, scopriamo molte amicizie in comune e ci mostra l’articolo “pensionati in fuga” su Gente. La serata passa in fretta e dopo aver “seccato” le due bottiglie, andiamo a nanna.

Giorno 10
L’ultimo, la destinazione era Casablanca, ma su consiglio di vari marocchini in nave e di Massimo stesso, decidiamo di concederci relax. Prenoto sempre via Booking al Dar Diafa, 15 km fuori Casablanca. Inserisco l’indirizzo sul GPS e parto. La distanza è poca e, tra l’altro, tutta autostrada. Arrivo in zona ma nessuno sa dove caspita sia sto B&B. Alla fine girerò per oltre un’ora e mezza per poi, grazie alla disponibilità del personale di un albergo in zona, torno al punto iniziale scoprendo che il B&B era a 30 metri da dove avevo chiesto indicazioni…..un’ora e mezza passata a bestemmiare per niente.
Il B&B è semplicemente fantastico, è una villa privata da mille e una notte, arredata in maniera maniacale con suppellettili di tutti i tipi ma con gusto estremo, ci sta pure la piscina. Ci fanno vedere la nostra camera, stupenda. Graziella ha un amico marocchino che abita a 80 km da Casablanca a Khouribga, lo chiamiamo e ci troviamo a metà strada a Berrechid, pranziamo assieme, beviamo il solito tè alla menta e verso sera ci salutiamo e torniamo a Casablanca.
Ci concediamo un’oretta di piscina e una deliziosa cenetta servita a bordo piscina.

Giorno 11
Abbiamo la nave alle 23.00 quindi con calma ci portiamo verso Tangeri-Med. Sbrighiamo le formalità doganali e ci portiamo all’imbarco. Siamo l’unica moto fino all’arrivo di una comitiva di motociclisti che avevamo visto partendo da Ait ben Haddou. Ci scambiamo esperienze e opinioni fino al momento dell’imbarco. La nave si stacca dalla banchina e prende la navigazione verso Barcellona e Genova.

Giorni 12
Mareee profumo di mareeeeeee…..come all’andata insomma con la differenza di quasi un giorno in più.
Arriviamo a Genova e sbarchiamo, non si va verso casa ma da amici a Cuorgnè, vicino a Torino, ultimi giorni di ferie prima di riprendere la routine quotidiana, almeno fino a gennaio dove da qualche parte si andrà.

Conclusioni
Secondo viaggio in Marocco, stavolta in solitaria, seconda bella esperienza in un paese di contrasti umani, paesaggistici  e culturali. Alla fine una seconda esperienza positiva e altri posti visti e che rimarranno nella nostra mente e nel nostro cuore. Come sempre si pensa alla prossima che, perché no, potrebbe essere sempre in Marocco, l’importante è andare SempreInGiro.

Alla prossima, Muttley

Categorie: Viaggi

Muttley

Endurista slow motion, stradista normal flow, facente parte ormai dell'arredo.

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