8 – 21 agosto 2002

Padova – Pamukkale – Padova (5613 km)

Moto: Aprilia ETV 1000 CapoNord

Tappe:
1) Padova – Burgas: 1617 km
2) Burgas – Tevfikiye: 407 km
3) Tevfikiye – Bergama: 313 km
4) Bergama – Pamucak: 210 km
5) Pamucak – Efeso/Priene/Mileto: 221 km
6) Pamucak – Pamukkale/Afrodisia: 505 km
7) Pamucak – Burgas: 775 km
8) Burgas – Padova: 1565 km

Il mio primo vero viaggio in moto… da quanti anni sognavo questo momento!
Fosse dipeso da me avrei fatto una capatina in Tibet o in Nepal (prima o poi ci arrivo!), ma le scarse finanze e l’anello che porto al dito, mi hanno “esortato” a scegliere una meta più… “terrena”. Imbarazzato

Inizialmente eravamo orientati per un tour del Marocco, ma poi il torrido clima dell’estate africana, le ignote condizioni delle strade e tutti quei chilometri che avremmo dovuto affrontare ci hanno fatto cambiare idea. Non ho preso neanche per un momento in considerazione l’idea del viaggio di trasferimento in Marocco in traghetto… sennò che gusto c’è? Che mototurista sarei? Occhiolino

Abbiamo perciò optato per un moto-archeo-tour della Turchia, allo scopo di visitare i principali siti archeologici della costa egea turca e dell’ Anatolia occidentale.
Campo Base della nostra “spedizione”: Burgas (Bulgaria), dove i miei genitori hanno un appartamento che ci consentirà di riposare le nostre stanche membra sia all’andata che al ritorno del nostro lungo viaggio.

Nei soli 6 giorni di effettiva permanenza in Turchia, siamo riusciti a visitare praticamente tutti i siti archeologici della costa egea turca: Troia, Alessandria, Assos, Pergamo, Efeso, Priene, Mileto, Hierapolis e Afrodisia.
Abbiamo evitato appositamente di visitare l’interno della Turchia (Istanbul, Cappadocia, ecc.), in quanto ho intenzione di organizzare quanto prima un tour molto più lungo che ci porti fin sul Monte Ararat, al confine con l’Iran.

8 agosto: Padova-Burgas (1617 km)

Mi alzo dal letto all’1.30, ma in realtà non sono riuscito a dormire quasi per niente nonostante abbia preso un sonnifero alle 18.30… l’eccitazione è troppo forte… è la prima volta che affrontiamo un viaggio così lungo in moto.
Il nostro obiettivo è quello di arrivare a Burgas in serata, ma le incognite sono troppe; non sappiamo se ce la faremo a resistere in moto tante ore, c’è da attraversare la frontiera serba, quella bulgara, il maltempo… mah, si vedrà!

Alle 2.00 ci mettiamo in viaggio, la moto è stracolma all’inverosimile: bauletto posteriore + portapacchi, 2 bauletti laterali e borsa sopraserbatoio… l’ammortizzatore posteriore della CapoNord sarà messo a dura prova.
Il cielo è plumbeo, le previsioni meteo, tanto per cambiare, non danno adito a speranze… sappiamo già che dalla Croazia in poi ci attendono acquazzoni di forte intensità.

Verso le 3.30 siamo in Slovenia, alle 5.30 passiamo senza problemi anche la frontiera croata; il viaggio procede senza intoppi ma è un pò noioso in quanto l’oscurità non ci permette di ammirare il panorama offerto dai paesaggi circostanti. All’alba veniamo sommersi dai primi acquazzoni, fortunatamente il nostro equipaggiamento antipioggia svolge egregiamente il suo dovere.

Giungiamo alla frontiera serba alle 8.30; tra code d’automobili, visto d’ingresso, assicurazione integrativa e attese inspiegabili, passano più di due ore… ci rimettiamo in marcia verso le 10.30. Una volta attraversata la frontiera, ci si rende subito conto di aver lasciato alle proprie spalle l’occidente civilizzato… attraversiamo campagne desolate, strade disconnesse e poco trafficate, cupe periferie di grandi città, rese ancor più grigie e melanconiche dal maltempo che non ci dà tregua.

Il mio pensiero è quello di attraversare la Serbia nel minor tempo possibile, così rispetto a stento i troppo restrittivi limiti di velocità pur sapendo dei numerosissimi appostamenti della milizia serba. All’ora di pranzo ci fermiamo a fare il pieno in una desolata stazione di servizio nei pressi di Nis… cogliamo anche l’occasione per farci truffare in un sudicio bar, dove il “cameriere” , con una banale scusa e un abile gioco di prestigio ci spilla 4 Euro chiedendoci di cambiarci un pezzo da 20 con 10 monete da 2… ancora non ho capito come abbia fatto… e io che mi consideravo vaccinato a questo tipo di giochetti…

Gli ultimi chilometri di strada che ci separano dalla Bulgaria sono molto suggestivi… la strada, alquanto disconnessa, si inerpica tra i Balcani, offrendoci scorci meravigliosi tra strette gole scavate dai fiumi, gallerie di roccia e antichi monasteri sulle cime delle montagne circostanti. Il tempo è tiranno e la stanchezza inizia a farsi sentire… non abbiamo il tempo di fermarci a scattare qualche foto.

Poco prima di lasciare la Serbia, veniamo fermati da una pattuglia della polizia per eccesso di velocità… 19 km/h sopra il limite. Dopo un’estenuante trattativa me la cavo con 20 Euro e un pacchetto di sigarette.

Verso le 15 siamo al confine serbo-bulgaro, alle 16 circa siamo finalmente in terra bulgara. Dopo una cinquantina di chilometri giungiamo alla periferia di Sofia; tentiamo inutilmente di seguire le scarne indicazioni per Burgas ma dopo un’ora di viaggio sotto la pioggia ci accorgiamo di aver sbagliato strada. Anzichè dirigerci ad est ci siamo diretti a nord-est e siamo saliti nuovamente sulle montagne. Anzichè tornare indietro decido di proseguire verso Veliko Tarnovo… inizia a fare buio, siamo stanchissimi e non c’è tempo da perdere… dobbiamo riattraversare le montagne quanto prima.

Giunti a Sevlievo ci dirigiamo verso Gabrovo. Sono le 8 di sera, siamo esausti… abbiamo completamente sforato la nostra tabella di marcia… per un momento pensiamo di fermarci in un albergo di Gabrovo ma poi, forse incoscientemente, decidiamo di portare a termine la prima tappa del nostro lungo viaggio.

L’attraversamento della Sipcenska Planinà è stata un’esperienza terrificante… appena iniziata la salita siamo stati avvolti da una fitta nebbia e come se ciò non bastasse, di tanto in tanto ci imbattevamo in camion sgarrupati che arrancavano faticosamente lungo i fianchi della montagna. Un incubo durato 48 km, fino a Kazanlak.

L’ultima parte della nostra tappa non ha presentato particolari problemi; a sera ormai inoltrata (e sotto un forte vento che rendeva alquanto instabile la percorrenza in moto) abbiamo attraversato Sliven, Karnobat, Ajtos per arrivare verso le 23.30 circa a Burgas.

11 agosto: Burgas – Troia (407 km)

Dopo un  paio di giorni passati a riposare sulle coste sabbiose del Mar Nero, abbiamo ripreso il nostro viaggio in moto, ansiosi di visitare quanto prima i numerosi siti archeologici presenti lungo la costa egea turca. Nostra intenzione era quella di raggiungere le rovine dell’antica Troia (Truva), città perduta nelle nebbie delle leggende omeriche finchè l’archeologo dilettante Heinrich Schliemann la riportò alla luce nel 1871. 
Lasciata Burgas ci siamo diretti a sud, lungo la strada statale E87 che porta a Sozopol; arrivati a Kraymorie ci siamo diretti verso Malko Tarnovo lungo una splendida strada poco trafficata che attraversa boschi incontaminati, verdeggianti colline e minuscoli paesini rimasti immutati nel tempo.

Al confine turco abbiamo dovuto affrontare uno snervante disbrigo di pratiche burocratiche… un labirinto di fumose stanzette tra controllo passaporti, assicurazione integrativa, registrazione del motoveicolo sul passaporto, timbri, timbretti, vidimazioni ed altre operazioni a noi incomprensibili… ad ogni stazione di questa “via crucis” ci veniva consegnata una qualche ricevuta che spesso veniva richiesta alla “stazione” successiva… misteri della burocrazia turca!

Finalmente siamo in Turchia… ora ha inizio la vacanza vera e propria!

Iniziamo la nostra “calata” verso Troia attraversando la Tracia turca, un paesaggio molto bello e suggestivo cosparso di antichi villaggi rurali immersi tra pascoli, ondulati campi di cereali, barbabietole da zucchero e tabacco.

Raggiunta Kirklareli, capoluogo di provincia che conserva numerosi monumenti islamici quali la Hizmir Bey Camii, moschea dell’inizio del XV secolo, abbiamo poi proseguito per Havsa, una cittadina che rivestì una certa importanza in epoca ottomana. Merita una visita la moschea di Sokollu Kasim Pasa Kulliyesi, una moschea con un complesso di edifici annessi fatta erigere nel 1576.

Arrivati a Eceabat, vivace porto all’ingresso dei Dardanelli protetto dalla splendida fortezza di Kilitbahir, costruita nel XV secolo per volere di Maometto II, ci siamo imbarcati alla volta di Canakkale, centro agricolo in espansione famoso per la fiorente produzione di ceramiche (il suo nome significa letteralmente “fortezza dei vasi”). La cittadina conserva infatti una fortezza, fatta costruire da Mehmet II nel XV secolo, ancor oggi considerata importante per la difesa dello stretto.

Per raggiungere Troia (Truva), distante 30 km da Canakkale, si attraversano ondulati campi di grano con villaggi sparsi qua e là. Con nostra grande soddisfazione, la costa egea settentrionale è riuscita ad evitare i peggiori eccessi dello sviluppo turistico.

Verso le 16 siamo giunti davanti all’ingresso del sito archeologico, troppo tardi per poterlo visitare in giornata, così abbiamo deciso di pernottare a Tevfikiye, un desolato villaggio con un albergo, qualche bancarella di bibite, un paio di ristoranti e alcuni negozi di souvenir.

Neanche il tempo di scendere dalla moto che veniamo avvicinati da un uomo in bicicletta… è il simpatico gestore poliglotta del ristorante Priamos, che in 5 minuti organizza il nostro soggiorno a Tevfikiye; cena, pernottamento, colazione e visita guidata alle rovine.

Per il pernottamento veniamo indirizzati alla pansiyon Varol, dove gli ospitali  proprietari ci mettono a disposizione uno splendido appartamentino con tanto di bagno e cucina ad un prezzo irrisorio.

Verso sera andiamo a visitare il Tevfikiye (paesino lungo in tutto 500 metri) e ad assaggiare qualche piatto tipico della cucina turca, ovviamente al ristorante Priamos.

12 agosto: Troia – Pergamo (313 km)   

Al nostro risveglio, sulla terrazza posta ai lati dell’appartamento, ci viene servita la komple kahvalti, la prima colazione turca a base di ekmek (pane turco) fresco e fragrante, burro, miele, marmellata, olive nere, pomodori affettati, cetrioli, formaggio di pecora e l’immancabile cay (tè). Io non mi lascio impressionare e inizio i combattimenti a suon di forchetta… Daniela cerca di rimanere sul tradizionale. 😉 
La mattinata la passiamo immersi tra le rovine dell’antica Troia. L’arida terra della collina di  Hisarlik, grazie agli scavi compiuti da Schliemann e da altri dopo di lui, ha ridato alla luce le vestigia di ben nove città sovrapposte, con datazione risalente fino al 3000 a.C. circa. La collina infatti, posta in posizione strategica a controllo dell’accesso marittimo al mare di Marmara, fu abitata dalle prime popolazioni già nella prima Età del Bronzo.

Tra le cose più interessanti da ammirare vi sono i resti delle imponenti mura risalenti ai vari periodi, il Tempio di Atena (Troia VII), ricostruito dai romani, il Bouleuterion (800 a.C.), la sala del consiglio dove si riuniva l’assemblea cittadina e la rampa a lastroni calcarei (Troia II), che costituisce uno dei resti più significativi del sito.

Terminata la visita, rimontiamo in sella e ci dirigiamo a sud, verso Assos, ma anzichè riprendere la strada statale principale, facciamo una piccola deviazione che ci consente di visitare la pittoresca Penisola di Biga e di raggiungere le dimenticate rovine di Alessandria nella Troade.

Il caldo diventa insopportabile, il termometro della moto indica 43°C. Benchè consapevoli dei rischi, inizialmente ci tiriamo giù le giacche e proseguiamo il viaggio, ma poco dopo ci imbattiamo casualmente in un stradina sterrata che costeggia il litorale… il mio istinto di fuoristradista ha la meglio, e nonostante la moto sia stracarica, decidiamo di affrontarla. Dopo qualche chilometro si staglia davanti a noi una pittoresca baietta, non proprio pulitissima a causa del campeggio libero, dove ne approfittiamo per fare il nostro primo bagno nelle calde acque dell’Egeo.

Proseguendo il viaggio lungo questo splendido percorso alternativo sperduto tra le desolate campagne della Troade, approdiamo per caso alle rovine di un’antica città completamente immersa dalla vegetazione, lasciata in totale stato di abbandono; siamo giunti ad Alessandria nella Troade.

Gli scavi hanno riportato alla luce numerosi resti; camminando tra la folta vegetazione si possono scorgere le rovine del teatro, del palazzo, del tempio, dell’agorà, delle terme, della necropoli, del porto e delle mura. Questa tappa non era prevista sulla nostra tabella di marcia, ma la visita ne è valsa sicuramente la pena.

Nel primo pomeriggio arriviamo a Behram Kale, uno splendido paesino arroccato sulle pendici di un vulcano estinto, alla cui sommità vi si trovano i resti dell’antica città di Assos. Parcheggiamo la moto nella suggestiva piazzetta del paese e prima di proseguire la visita ci fermiamo a mangiare in una trattoria che ci delizia con alcune specialità tipiche del luogo. Il turismo in questi luoghi inizia a farsi sentire… la pace e la desolazione della Troade la ritroveremo solo ad Afrodisia, altra meta poco frequentata dal turismo organizzato.

Assos è un sito spettacolare; sorge su un promontorio, coronato dagli enormi resti di una possente cinta muraria tra le meglio conservate del mondo greco, che domina il mare proprio di fronte all’isola di Lesbo.

In cima alla collina sorge la Murad Hudavendigar Camii, una delle più antiche moschee pre-ottomane dell’Anatolia, attualmente sconsacrata. Il sito principale in cima all’altura è il Tempio di Atena (530 a.C.) di cui restano solo le fondamenta e alcune colonne parzialmente restaurate. Dal promontorio si può godere di una spettacolare vista a 360° sulle verdeggianti colline circostanti e sulla vicina isola di Lesbo. Seguendo il tratto in discesa si arriva infine alla necropoli, all’agorà, ai resti del teatro e della basilica.

Riprendiamo il viaggio lungo una splendida stradina costiera che nei pressi di Kucukkuyu si ricongiunge alla strada statale litoranea che prosegue poi attorno la baia di Edremit, caotica città dell’entroterra che non offre alcun spunto d’interesse. L’attraversamento obbligato della città rappresenta per noi, il primo “tenue” assaggio dello scompaginato traffico delle città turche… mai visto niente di simile… neanche a Napoli! Occhiolino

Attraversata finalmente Edremit, proseguiamo per un’ottantina di chilometri  lungo la trafficatissima strada statale costiera, fino ad arrivare nei pressi di Dikili, dove svoltiamo verso l’entroterra alla volta di Bergama (l’antica Pergamo).

Raggiunta la città, troviamo alloggio presso l’Athena Pension, un ostello dal fascino antico situato all’interno di una vecchia casa ottomana ristrutturata con tanto di vista sull’acropoli. Impossibile non fare amicizia col gestore e con gli altri ospiti… il gestore condivide tutto quello che ha e si fa tutto assieme… si prepara la tavola, si cucina, si mangia e si sparecchia… molto coinvolgente!!! Manca solo che ci faccia pulire camere, bagni e lavare le lenzuola! 😉

Verso sera andiamo a fare una passeggiata lungo le pittoresche viuzze di questo tranquillo e piacevole centro agricolo e ci fermiamo a consumare un “frugale” pasto al Pergamon Restaurant, sistemato attorno a una fontana gorgogliante in un’antica casa ottomana.

Tornati alla pensione, facciamo amicizia con Michele e Simona, una simpatica coppia di italiani che scorazzano per la Turchia con un’automobile a noleggio. Poco dopo facciamo anche la conoscenza di Mela e del suo compagno, 2 motociclisti con una Guzzi V35, che ci invitano a bere una birra e a scambiare quattro chiacchiere in giardino insieme agli altri astanti. Passiamo un’incantevole serata tra birra, aneddoti, racconti di viaggio e storie di vita.

13 Agosto: Pergamo – Pamukak (210 km)   
 
La mattinata successiva la dedichiamo alla visita delle spettacolari rovine dell’Acropoli e dell’Asklepieion di Pergamo.

Costituendo in antichità uno dei principali centri della civiltà ellenistica in Oriente ed essendo capitale della provincia romana d’Asia, Pergamo conobbe per oltre tre secoli una prosperità economica che si tradusse in un’eccezionale fioritura artistica e culturale, ancor oggi testimoniata dalle vestigia di monumenti grandiosi.

L’Acropoli, situata su un’imponente sperone roccioso, si raggiunge mediante una tortuosa e suggestiva stradina che gira attorno al colle di Pergamo regalando scorci a dir poco incantevoli sulla città e sulle colline circostanti. All’interno del sito archeologico è possibile trovare alcune strutture di grande effetto, come l’imponente teatro addossato alla ripida scarpata della collina, il Tempio di Traiano fatto erigere durante i regni degli imperatori Traiano e Adriano in segno di adorazione verso se stessi e il dio Zeus, la i resti della biblioteca, una delle costruzioni più prestigiose della città, che conteneva in antichità  200.000 volumi scritti su pergamena, e l’altare di Zeus, originariamente decorato da alcuni fregi che descrivevano la battaglia tra gli dei dell’Olimpo e i loro nemici infernali.

L’Asklepieion, fatto costruire in onore di Asclepio (Esculapio), dio della medicina, era insieme un luogo di culto e centro terapeutico tra i più rinomati del mondo antico. Le cure comprendevano massaggi, bagni di fango, acque sacre depurative e l’impiego di erbe e unguenti curativi. Le diagnosi dei pazienti venivano fatte tramite un’analisi dei loro sogni. Una via sacra romana conduce ai resti del Tempio di Esculapio, della biblioteca e del teatro romano. Dopo aver bevuto un sorso d’acqua fresca al pozzo sacro, si può raggiungere il Tempio di Telesforo percorrendo un lungo e suggestivo corridoio sotterraneo.

Terminata la visita rimontiamo subito in sella e ci dirigiamo a sud, verso Pamucak, la nostra prossima meta. Ci stiamo inoltrando in una delle zone più turistiche della Turchia… il turismo di massa e le strade trafficate ci fanno rimpiangere i paesaggi desolati della Troade.

Sfioriamo appena Izmir (Smirne), terza città della Turchia con i suoi 3 milioni di abitanti… l’unica cosa che notiamo dalla tangenziale sono i suoi moderni palazzoni ed il traffico impressionante… non desidero altro che lasciarmela alle spalle!

Durante il tragitto ci accade l’unico inconveniente del viaggio: si rompono entrambe le molle del cavalletto centrale… sono costretto a fissarlo alla moto con del nastro americano e a non usarlo più per il resto del viaggio… peccato, il cavalletto centrale è molto utile per la manutenzione alla catena e alla ruota posteriore.

Verso le 17.00 giungiamo a Pamucak, una lunga distesa di soffice sabbia situata in una baia a mezzaluna. Troviamo subito alloggio presso il Dereli Motel, un ampio campeggio immerso tra gli alberi situato a pochi metri dalla spiaggia… cosa desiderare di più? Questo idilliaco posto diventerà il nostro campo base per i prossimi tre giorni.

Ci sistemiamo in un bungalow, facciamo il nostro secondo bagno nelle acque dell’Egeo e rimontiamo in sella per andare a passare la serata a Kusadasi, affollatissima località di villeggiatura e porto di attracco per le navi da crociera nel Mar Egeo.

14 agosto: Pamukak – Efeso/Priene/Mileto (221 km)   
 
Dopo l’ennesima scorpacciata mattutina, riprendiamo la strada di buon ora; oggi ci aspetta una giornata molto intensa, in quanto la mattina la vorremmo dedicare ad Efeso e dintorni, mentre il pomeriggio abbiamo intenzione di visitare le vestigia delle antiche città di Priene e Mileto.

Arrivati nei pressi del sito, ci viene subito “offerta” la possibilità di visitare la Grotta dei sette dormienti ubicata nei pressi di Efeso. Il tutto avviene su di un caratteristico calesse trainato da un indisciplinato asinello.

La leggenda narra che, nel III secolo d.C., sette giovani cristiani si rifugiarono nella grotta per sfuggire alle persecuzioni dei soldati romani. Gli uomini dell’Imperatore Decio, riuscirono a trovare la grotta e, intimoriti dai cristiani, ne murarono l’ingresso. I giovani caddero in sonno profondo che durò 200 anni, finchè un terremoto distrusse il muro e li svegliò. Vissero in seguito nella città ormai cristianizzata e alla loro morte furono seppelliti nella grotta stessa che divenne meta di pellegrinaggi. In realtà, la grotta è una necropoli bizantina dalla struttura abbastanza complessa, ove si possono ammirare un gran numero di tombe scavate nella roccia.

Efeso è uno dei siti archeologici meglio conservati del Mediterraneo orientale. Nell’antichità fu un centro commerciale e religioso di grande rilevanza nonchè il cuore del culto di Cibele, dea anatolica della fertilità. Oggi i suoi monumenti particolarmente ben conservati, nonchè la suggestione delle passeggiate e l’incantevole posizione del porto, ne fanno una delle mete turisticamente più frequentate della Turchia.

Subito dopo pranzo ci dirigiamo a Priene, a mio avviso uno dei siti archeologici più suggestivi della Turchia. Non tanto per la ricchezza dei reperti archeologici quanto per la spendida cornice in cui essa è situata. E’ arroccata alle pendici di un ripido monte ed i suoi resti sono immersi in un fitto bosco di pini marittimi. Il turismo in questi luoghi è quasi inesistente ed il silenzio regna sovrano… un luogo veramente indimenticabile!

Meno suggestiva ma altrettanto interessante è Mileto, altra antica città dell’Asia Minore situata sulla foce del fiume Meandro che ci fermiamo a visitare nel tardo pomeriggio.

15 agosto: Pamukak – Pamukkale/Afrodisia (505 km)   
 
Oggi ci sposteremo un pò all’interno dell’Anatolia per andare a visitare il famoso “castello di cotone” di Pamukkale, le rovine dell’antica Hierapolis e successivamente i resti dell’antica Afrodisia.

Pamukkale c’è un sacco di gente e a mio avviso c’è ben poco da vedere. Le vasche bianche con le “tipiche cascatelle” sono quasi tutte secche in quanto l’acqua calda è stata incanalata per riempire le piscine degli alberghi termali. Inoltre le vasche bianche, private della loro acqua, stanno diventando bruno/marroni a contatto con gli elementi atmosferici e con il turismo selvaggio…

Scappiamo e andiamo a  dare un’occhiata a Hierapolis, antica città ellenistico-romana della Frigia. Il sito archeologico è molto interessante in quanto vanta uno dei meglio conservati teatri antichi del mondo e la più estesa e scenografica necropoli dell’Asia Minore.

Ci rimettiamo in sella e facciamo rotta verso Afrodisia, antica città della Caria. Arriviamo quando il luogo è praticamente deserto, gli autobus carichi di turisti “mordi e fuggi” sono già andati via.

Saliamo sibito in cima al Teatro, inaugurato nel 27 a.C., per ammirare il paesaggio nel complesso… è semplicemente meraviglioso! Da qui si può osservare praticamente l’intero sito archeologico: i resti della città antica, il tempio di Afrodite, il Tetrapilo, le Terme di Adriano, l’Agorà e scorgere in lontananza l’antico Stadio, che poteva contenere fino a 30.000 spettatori.

Il tempo è volato anche oggi, il sole è appena tramontato e noi abbiamo ancora 250 km da fare per rientrare al nostro campo base…

16 agosto: Pamukak – Burgas (775 km)

Inizia il mesto ritorno a casa… faremo ritorno in Italia in due lunghe tappe, una peggio dell’altra. Pamukak-Burgas (775 km) per me non è eccessivamente lunga come chilometri ma è molto stressante per la durata del viaggio… è stato come attraversare la riviera romagnola a ferragosto…anzi forse peggio visto come guidano i turchi, per non parlare poi del caldo assassino di questi giorni…. 43°C e indossiamo anche le giacche in goretex! Piangente
Per la strada ad un certo punto si mette anche a piovere… avete mai provato la pioggia calda? Un’esperienza terrificante ma molto suggestiva!

Arriviamo a Burgas verso le 21, stanchissimi per il lungo viaggio e ulteriormente provati dalle lunghe attese alla frontiera turco/bulgara… certi meccanisni non li capirò mai…

18 agosto: Burgas – Padova (1565 km)

Restiamo qualche giorno a riposarci in Bulgaria, anche per andare a visitare le splendide (un tempo ormai) cittadine di Sozopol e Nessebar. Partiamo come sempre verso mezzanotte, e nonostante i tanti chilometri che dobbiamo percorrere, tutto va per il meglio (a parte la solita multa per eccesso di velocità in Serbia) e arriviamo a Padova in serata.

Categorie: Viaggi

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